Il conforto interiore e la vita spirituale ..


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Quando ero piccola,
d’estate, vivevo a Monza
e trascorrevo le ferie estive a Marcelli di Numana.
Il sabato sera era consuetudine andare alla Santa Messa a Loreto,
dove quasi immancabilmente il canto finale
recitava pressapoco così:
“Resta con noi,
non ci lasciar,
per le vie del mondo, Signor.
Resta con noi,
non ci lasciar,
la notte mai più scenderà”.

Oggi, dopo tanti anni,
dopo tanto lavoro interiore,
dopo aver acquisito per me e il mio lavoro
un gran numero di strumenti,
per il corpo, lo spirito, la mente, la sfera emozionale,
quando mi sento un po’ confusa, preoccupata, smarrita,
riaffiorano le note e le parole di quella canzone.
E sono il balsamo più grande e potente …
Auguro a tutti di coltivare una qualche forma di spiritualità,
di meditazione, di contemplazione, di preghiera.
E’ lo strumento più efficace …
‪#‎ilcoachingolistico‬

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La vera Spiritualità ..


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Vivendo, giorno per giorno,
mi rendo sempre più conto
che la vera ‪#‎spiritualità‬
non è quella di coloro che sentenziano
da mattina a sera,
nelle loro calde dimore, con la pancia piena, gli abiti (belli o brutti, nuovi o vecchi) cuciti addosso.

La vera spiritualità è quella di coloro
che ogni mattina si alzano dal letto, sempre e nonostante tutto,
che continuano a cercare lavoro, nonostante le infinite non risposte,
oppure che lavorano, nonostante la fatica, la frustrazione, i soprusi, l’insoddisfazione, perché si sono presi un impegno,
perché sanno che anche un reddito è fondamentale per mantenere sè (e nel caso la famiglia).

La vera spiritualità è quella di coloro che alimentano i legami affettivi e amicali,
nonostante l’impegno, la stanchezza, la voglia, a volte, di mandare a monte tutto, in una voragine di non senso, o di migliore voglia di fuga e de responsabilizzazione.

La vera spiritualità è quella di coloro che stanno nel mondo,
ogni giorno, ogni momento,
che si sporcano le mani e le vesti, che cadono e si rialzano,
che faticano, che sudano, che gioiscono, che s’innamorano, che sbattono la testa.

La vera spiritualità è quella di coloro che NON si pongono tante domande,
tante ricerche di senso, spesso mentalmente masturbatorie,
ma che vivono semplicemente quello che si presenta giorno per giorno.

Oggi più che mai le circostanze storiche ci impongono di vivere giorno per giorno,
tra contratti di lavoro precari, relazioni affettive instabili,
e rischi concreti di non riuscire a onorare i debiti contratti, per la casa, o l’auto.

Oggi, spesso, dobbiamo fare i conti con le bollette:
riscaldo casa? compro la carne (o il cibo bio) per mio figlio questa sera? potrò fare studiare mio figlio fino a quando me lo chiederà?

Questa è la VERA SPIRITUALITA’:
andare avanti sempre, comunque, nonostante tutto.

Nonostante i dubbi, la stanchezza, l’insofferenza, la speranza, le attese.

Già, perché siamo umani, e al domani è fisiologico pensarci, almeno un po’.

Senza un domani non c’è progettualità, non c’è futuro.

Non c’è ragione per concepire un figlio oggi,
se non posso partorirlo e mantenerlo domani.
Questa è la realtà.

E chi vive questo,
ogni giorno,
sulla propria pelle,
e va avanti,
NON sa come,
NON sa dove,
NON sa alimentato da cosa,
ma va avanti.
Questa è la VERA SPIRITUALITA’.

E mi inchino mille volte
di fronte a chi sa fare questo.

‪#‎ilcoachingolistico‬

(fonte foto: http://www.gruppoidvregioneveneto.it/wordpress/lavoro-marotta-regione-intervenga-su-eni-perche-si-faccia-carico-dei-lavoratori-addetti-all%E2%80%99inceneritore-vinyls.html)

Persone profonde ..


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Le persone che hanno fatto un grande lavoro interiore su se stesse
le riconosci all’istante.
Hanno una luce molto intensa,
trasmettono un senso di limpidezza, di pulizia, di trasparenza, di serenità,
indipendentemente da quel che hanno vissuto
o stanno vivendo..
Puoi non sapere nulla di loro,
ma, in fondo, a quel punto, è irrilevante
tanto può essere piacevole la loro compagnia.
Grazie a chi oggi, per l’ennesima volta,
portando semplicemente se stesso,
me lo ha ricordato ..

Sul gioco


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Sul gioco

La maggior parte di noi, da adulti, perde il gusto e il senso del gioco.
Il gioco è una cosa seria: lo si vede dal fare attento, presente, partecipe, coinvolto di ciascun bambino all’opera.
Il gioco è una cosa divertente: lo si rileva dai sorrisi, dagli occhi brillanti, dalle esclamazioni di gioia e di stupore.
Il gioco è una cosa carica di rispetto: rispetto per sé, gli altri, le regole, i modi, i tempi, i contesti.
Da adulti tendiamo a diventare non seri, ma seriosi, ci divertiamo poco, o in maniera poco sana, e non sopportiamo il rispetto, né le regole.
La vita diviene qualcosa di pesante, carica di aspettative, progetti, importanza, in cui il dovere totalizza ogni cosa.
Ma la vita è piacere, gioia, in tutto quel che si vive e si compie.
Questo atteggiamento di fondo nasce dall’essere presenti, attenti, partecipi, dalla capacità di accogliere e di stare con quel che c’è, senza etichettarlo, senza volerne di più, né di diverso.
Siamo abituati a possibilità immense di scelta, eppure abbiamo perso la capacità di scegliere: vorremmo tutto, subito e per sempre!
Questo ci conduce inevitabilmente alla frustrazione, al dolore.
Ricordo che mia madre da piccola, ad un certo punto mi diceva: “Basta! Non si può sempre giocare, sempre lo stesso gioco poi stufa”. Al che le rispondevo: “Sarebbe sufficiente cambiare gioco!”.
Vivere, ma soprattutto comprendere l’esperienza che la vita insegna apporta una profondità che poi rimanda al quotidiano, alla sua semplicità, essenzialità, immediatezza, concretezza.
Un po’ come il viaggio ci aiuta a vedere con occhi rinnovati le cose, i luoghi, le persone consuete al ritorno, anche vivere consapevolmente ci aiuta a sgravarci da tali voli pindarici mentali, di tante ricerche interiori ed esteriori, che ci esiliano dalla nostra naturale condizione che si esplica semplicemente qui e ora.
Da tale rinnovata visione sorgono la leggerezza, lo sgravarsi di tanti pesi, nonostante quel che accade.
Ciò che si verifica si affronta momento per momento, senza il peso delle etichette mentali che sostengono che sia giusto o meno, bello o brutto, piacevole o spiacevole e che nel momento stesso in cui non corrisponde alle aspettative arreca inevitabilmente con sé il macigno della sofferenza.
Esiste un gioco, molto semplice e immediato, che fin sa piccola mi ha sempre affascinata e di cui solo negli anni ho compreso l’alto valore simbolico metaforico: le bolle di sapone.
La vita è un costruire, creare, gonfiare, lasciare andare, osservare, godere, compiacersi, accomiatarsi, e poi …. scoppiare o sparire dalla vista.
Quanto può essere grande una bolla, a priori, non è dato saperlo, anche se lo strumento a disposizione pone dei limiti intrinseci.
Per quanto a lungo il gioco continuerà, per quanto tempo durerà il sapone ci è ignoto.
Se potremo avere un altro barattolino, se avremo i soldi per acquistarlo o se potremo trovarlo non ci è noto.
L’unica cosa certa è che, nonostante tutto l’impegno, la passione, la volontà, lo sforzo, la gioia, nel creare e alimentare ciascuna bolla, ognuna d’essa si concluderà in una piccola, insignificante macchiolina su un pavimento, un davanzale o un albero.
Sta a noi decidere, a questo punto, se vale la pena giocare, finché è possibile, oppure no.

Anna Fata
Psicologa olistica e scrittrice
http://www.armoniabenessere.it

Tratto da: “Quel che ho appreso dalla Vita – Piccole esperienze che tracciano il cammino di un’anima”, Edizioni Segno, Novembre 2013