La perfezione di un genitore ..


genitore padre figlio

Ieri ho ascoltato la testimonianza di un genitore che mi ha colpita molto:
“Quando è arrivato nostro figlio, anche se voluto, dopo tanti anni,
non eravamo pronti, abbiamo sbagliato tutto”.
Ho sentito l’immane dolore di questa persona.

No,
non credo che un genitore sbagli,
soprattutto se agisce con buone intenzioni.
No,
non credo che un genitore
sia mai abbastanza pronto per questo ruolo.
Neppure dopo l’arrivo dell’ennesimo figlio.
Figuriamoci di fronte al primo.
No,
non credo che un figlio
non possa riuscire ad essere grato,
una volta adulto e auspicabilmente consapevole e comprensivo,
che tutto quello che è accaduto
é sempre stato per il suo meglio …

Anna Fata

#ilcoachingolistico

(fonte immagine: http://www.psicologhedifamiglia.it/…/consulenza-psicologic…/)

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Sulla comprensione reciproca ..


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Si parla tanto e di frequente
di empatia, accoglienza, accettazione, ascolto,
al fine di comprendere l’altro.

La comprensione, però,
che scaturisce sulla propria pelle
dall’esperienza diretta delle situazioni
è l’unica veramente in grado
di lasciare un segno indelebile
sulla nostra anima,
che ci permette di diventare sempre più umani,
e di creare reale vicinanza con l’altro ..

Per quanto, a volte, possa essere doloroso,
è attraverso il dolore
che si può imparare a vivere la gioia,
e andare al di là d’essa,
e approdare a Qualcosa di più vasto,
che tutto e tutti accomuna e ci unisce ..

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(fonte immagine: http://www.alfemminile.com/test/test-amicizia-tra-donne-d23282c294726.html)

Il valore dell’esperienza ..


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..da tempo rifletto sul fatto
che ciascuno di noi, nel corso del suo cammino esistenziale,
vive molteplici esperienze.

Al di là del bene e del male,
alcune suscitano in noi
pensieri ed emozioni positive, gratificanti,
altre un po’ meno.

Altre, addirittura,
segnano in noi delle ferite profonde.

Ci si può lavorare sopra,
per giorni,
mesi,
anni,
ma le cicatrici restano.

E ad ogni cambio di stagione,
come ogni malanno cronico,
fanno sentire la loro esistenza.

Non sanguinano più,
ma ci ricordiamo di una parte sensibile.

Non sono sicura di avere trovato
una soluzione magica
per evitare in assoluto
di tornare ai vecchi schemi,
pensieri, emozioni, talvolta anche sofferenze.

Quello che ho notato
e che desidero mettere a disposizione è quanto segue:

* continuare a tornare al momento presente è fondamentale:ogni situazione è a sè, diversa da qualsiasi altra, passata e, se capita, futura. E come tale va vissuta.

* con l’avanzare dell’età anagrafica (ma la meditazione in questo aiuta..), la memoria comincia a decadere, e non è un male come si crede. Aiuta a stare nel presente. Ciò che è importante per noi resta, e soprattutto resta il valore dell’apprendimento connesso all’esperienza vissuta. E non è poco.

* si accentua, consapevolmente o meno, la fiducia (o fede, che dir si voglia): resta implicita, per giorni, mesi anni, poi, gradualmente affiora in modo più consapevole. In fondo, a ben pensarci: che cosa ci fa alzare al mattino, programmare la nostra vita, nell’immediato e nel futuro, se non avessimo anche solo un briciolo di speranza che ci che ambiamo e per cui ci impegnano si realizzerà ..?

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(fonte immagine: https://seizampeunacoda.wordpress.com/)

Sulla percezione del tempo ..


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Quando ero piccola, mi chiedevo come mai le persone ‘molto grandi’ trascorrevano tanto tempo senza fare pressoché nulla: le vedevo sedute ai tavoli dei bar, parlottare tra loro, giocare a carte, fissare il vuoto, bearsi al sole, osservare gli operai dei cantieri, fissare una televisione accesa o un giornale aperto, con la mente, in realtà, chissà dove.

Come accade per ogni bambino, il mondo è costantemente una novità: ogni cosa attrae, eccita, coinvolge, entusiasma, ci si annoi in fretta e si deve passare da un’attività all’altra, con una frenesia senza pari.
Ho sempre avuto la fortuna di potere conoscere e frequentare, tra le altre, anche persone molto più ‘grandi’ di me, e mi sono resa conto, potendola toccare con mano, che la percezione del tempo cambia notevolmente.

Oggi, grazie anche a loro, comprendo che quanto più l’età anagrafica avanza, tanto più qualcosa, consapevole o meno che sia, segnala che il tempo a disposizione s’accorcia. Allora scattano tutti i meccanismi possibili per ‘allungare’ questo tempo: si rallenta nelle attività – e non solo e non tanto per lentezza dei riflessi, stanchezza fisica, o altro – si prendono meno impegni o, al limite, nessuno, semplicemente, si imparare a stare. A Essere, a Esserci.

E’ qualcosa che accade, quasi inevitabilmente, quasi inconsapevolmente, quasi inconsciamente.
Quello che per noi è noia, perdita di tempo, per le persone ‘grandi’, ad un certo punto, semplicemente, è Vivere.

E chissà che, forse, non abbiamo da imparare qualcosa in tal senso ..

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(fonte immagine: http://archivio.panorama.it/…/Anziani-l-Italia-e-il-paese-p…)

La responsabilità del segreto ..


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Mantenere un segreto,
una confidenza,
una rilevazione
che ci sono state svelate
da un’altra persona,
è un atto di grande forza,
responsabilità,
coraggio,
stabilità interiore.

Comporta la capacità
di stare da soli con se stessi,
i pensieri, le emozioni,
i giudizi, le supposizioni,
che sorgono
al cospetto della verità interiore
che l’altro ci ha rivelato.

E soprattutto implica
una totale assenza
di giudizio
verso sè, il suo mondo,
verso noi, e il nostro mondo.

Forse è per questo
che oggi va tanto di moda
il pettegolezzo,
in tutte le sue forme,
nei più svariati contesti.

Trovare una persona
a cui potersi affidare,
aprire, svelare,
è un Dono prezioso.

Ho la sensazione
che questo possa veramente accadere …
quando non ne abbiamo più bisogno!

Quando, cioé,
siamo talmente forti e stabili
che ci è sufficiente
essere consapevoli di noi
e stare con serenità al nostro cospetto
come i migliori amici
che possiamo avere ..
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(fonte immagine: http://www.fabiotroglia.com/bce-quale-il-suo-piano-segreto-5803)

Entusiasmo: Vivere l’attesa, non nell’attesa ..


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Quando ero piccola
vivevo grandissimi entusiasmi.
Quando attendevo un evento lieto,
la frenesia, la gioia, l’impazienza,
la meraviglia, lo stupore, la fantasia,
costellavano i momenti
che mi separavano da quanto atteso.

Anche oggi avverto nel profondo
altrettanto entusiasmo,
seppure temprato da maggiore distacco e lucidità,
che in ogni caso non impedisce il coinvolgimento.

C’è, però, una differenza di fondo tra allora e oggi.
Allora vivevo nell’attesa.
Oggi so vivere anche l’attesa …
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(fonte immagine: http://quehacemoshoyenelcole.blogspot.it/…/calendari-2015-c…)