Sulla comprensione reciproca ..


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Si parla tanto e di frequente
di empatia, accoglienza, accettazione, ascolto,
al fine di comprendere l’altro.

La comprensione, però,
che scaturisce sulla propria pelle
dall’esperienza diretta delle situazioni
è l’unica veramente in grado
di lasciare un segno indelebile
sulla nostra anima,
che ci permette di diventare sempre più umani,
e di creare reale vicinanza con l’altro ..

Per quanto, a volte, possa essere doloroso,
è attraverso il dolore
che si può imparare a vivere la gioia,
e andare al di là d’essa,
e approdare a Qualcosa di più vasto,
che tutto e tutti accomuna e ci unisce ..

‪#‎ilcoachingolistico‬

(fonte immagine: http://www.alfemminile.com/test/test-amicizia-tra-donne-d23282c294726.html)

Alla ricerca del Femminile e del Maschile ..


IdentitAgnese

“Dove è finito il ‪#‎femminile‬?”
Questa è una delle domande più ricorrenti
che sento porre dai numerosi amici, clienti, pazienti uomini
che animano il mio studio.
Dal loro osservatorio,
posso osservare un femminile contratto, chiuso, inacidito, inaridito,
che ha perso il suo naturale potere di calore, amorevolezza, dolcezza, accoglienza, apertura (e non stiamo parlando di ‘spirito da crocerossina’, che rappresenta una ulteriore distorsione..), ma quell’assenza di non giudizio, che accoglie, accetta, che dona, e che si dona, in uno scambio continuo e fluido.
Rabbia, chiusura, vendetta, gelosia,
che alla base nasconde paure, insicurezze, incertezze, confusione,
in una pretesa di rivendicare autonomia, libertà, indipendenza ..
Almeno all’apparenza.
Sotto, il vuoto .. il bisogno …
Se solo fossimo in grado di osservare questo,
riconoscerlo, accoglierlo, accettarlo,
saremmo già più che a metà strada ..
D’altra parte,
parlare del femminile non equivale – attenzione – a dire donna.
Esiste il femminile anche nell’uomo.
Quindi, prima di puntare il dito,
dovremmo guardare dentro di noi,
come allo specchio,
e chiederci, tutti, indiscriminatamente,
“Dove è finito il mio femminile?”.
E da lì,
sorge l’ulteriore domanda,
che va di pari passo con la precedente:
“Dove è finito il mio ‪#‎maschile‬?”.
Non c’è l’uno senza l’altro.
Uomini, donne, senza distinzioni di sorta …
‪#‎ilcoachingolistico‬
(fonte foto: http://www.geagea.com/59indi/59_01.htm)

Ti vedo, esisti ..


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In alcune culture dell’Africa occidentale
esiste una forma di saluto che recita così:
“Ti vedo”
a cui si risponde:
“Sono qui”.
Quale migliore esempio
per una società superficiale e frettolosa come la nostra.
Ti vedo,
ti riconosco,
ti accolgo,
esisti,
sono connesso con te.

La Vita … è la vita!


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Sì, ne sono sempre più convinta,
osservando a posteriori quel che è stato:
La vita può inviarci tanti momenti di prova, di sfida,
o, più semplicemente, tante situazioni da superare.
Ma, in realtà, non è la Vita, Dio, o chi per esso
che ce l’ha con noi, che ci vuole male, che ci rovina l’esistenza.
Siamo noi, che decidiamo COME vivere, interpretare, definire, classificare
tali situazioni.
Cambiando la lettura della situazione,
cambia anche la dimensione interiore.
In fondo, la controprova è semplice:
guardiamoci attorno,
quante persone sono infelici e lamentose, anche se ai nostri occhi hanno ‘tutto’,
e quante altre sono inesplicabilmente serene
pur vivendo delle situazioni che, secondo noi, sono ‘ardue’?
Osserviamo, riflettiamo ..

Per un Matrimonio felice ..


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…finalmente c’è chi,
candidamente ammette,
dopo 49 anni, 346 giorni, 22 ore di matrimonio che:
“… no, anche parecchi anni di fidanzamento
non bastano per conoscere a fondo una persona,
prima del matrimonio.
E poi, in ogni caso,
nel tempo le persone cambiano ..”.
A quel punto,
il vero segreto
è continuare
a coltivare Amore,
nonostante tutto
e al di là di tutto ..

Generazioni ‘fortunate’ ..


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I nostri genitori, i nostri nonni,
erano soliti dirci che la nostra era una ‘generazione fortunata’.
Oggi, finiamo spesso col compiere noi questa affermazione
verso i nostri figli e nipoti.
Non credo esistano ‘generazioni fortunate’ e altre no.
Non credo che i ‘fortunati’ siano sempre gli altri, o altrove.
Credo che quello che chiamiamo impropriamente ‘fortuna’
sia semplicemente la capacità di cogliere le opportunità,
di saper vedere e fare buon uso degli strumenti,
interni ed esterni,
di cui disponiamo.
Tutti abbiamo dei doni, in primis interiori (e, talvolta, anche esterni).
Tutti viviamo delle situazioni che ci chiamano a dare il meglio di noi,
che ci sollecitano, ci sfidano, ci chiamano a compiere sempre un passo più in là.
Per noi,
per il Dio che ci ha dato ‘in comodato d’uso’ il nostro corpo e ciò che ci circonda,
per il mondo di cui siamo noi stessi parte integrante.
Ogni generazione
affonda le radici nella precedente,
ma è anche un salto quantico,
qualcosa di completamente differente dalla precedente.
Fare confronti non ha senso, né serve ad alcunché.
Serve solo tenere gli occhi aperti,
essere grati,
agire,
condividere.