Nuova fine, nuovo inizio


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Nuova fine, nuovo inizio
Esistono ancora i buoni propositi?

Non esiste nulla di più delicato come la fine di un anno e l’inizio di uno nuovo.
Non è un semplice cambio di numero su un calendario – il cambiamento, il lasciare andare, la necessità di adattarsi accadono di continuo, ogni mese, ogni giorno, ogni ora, ogni istante, ad ogni respiro – è che semplicemente la nostra società ha focalizzato molto delle sue energie su tale passaggio, per lo più per scopi commerciali, per cui volente o nolente, lo dobbiamo subire.
Subire, non vivere consapevolmente, come invece potrebbe essere più utile e istruttivo per ciascuno di noi.

E allora siamo presi dal vortice delle feste, degli auguri, delle abbuffate, della musica a tutto volume, degli abiti scintillanti e da tutta l’infinità varietà di riti e tradizioni che sono usuali.

Mai come al termine di qualcosa emergono le nostre fragilità.
Al fondo di tutto c’è la paura, che resta silente, soffocata, repressa, per non essere sentita. E sotto ancora, il dolore. Il dolore della transitorietà di ogni cosa, dell’inconsistente, dell’effimero, del superficiale a cui ci aggrappiamo credendo che la nostra vita sia tutta lì. E assommiamo dolore su dolore, paure su paure, e ci affanniamo, agiamo, e sbraitiamo per non sentire tutto il marasma che ci agita dentro.

Mai come alla fine dell’anno, sentendo che qualcosa di noto, familiare – per quanto spesso stretto, monotono, incolore, insoddisfacente, imprigionante – sta venendo meno, ci creiamo nuovi fantasmi, obiettivi, oggetti, luoghi, persone da raggiungere, conquistare e cercare di ottenere.

E così passiamo da una prigionia all’altra, pur di evitare quella che, in ultima analisi, è la nostra suprema solitudine. Di fronte ad ogni passaggio siamo soli, con il nostro sentire, con la nostra responsabilità, il nostro impegno, la nostra volontà.
Cerchiamo di stordirci dentro, con tutto e anche di più, eppure qualcosa continua a bruciarci dentro e non sappiamo definire. Ma è proprio attraversare la solitudine che porta a trascenderla e vivere l’unicità.

Ogni nuovo obiettivo, meta, buon proposito per il futuro rappresenta l’ennesima idea mentale a cui ci aggrappiamo per evitare di vivere quel che c’è nel momento presente, che è l’unica possibilità che abbiamo.
Ma ogni idea, ogni pensiero, a sua volta, non può essere altro se non frutto del passato, e così facendo ci condanniamo a ripetere la solita storia, proprio quella che ci sta tanto stretta, a cui cerchiamo di dare una svolta e che tanto ci opprime.

La soluzione a tale circolo vizioso?
Molto semplice e alla portata di tutti, in qualsivoglia luogo e momento dell’anno.
Ripartire da sé, della propria conoscenza, consapevolezza, comprensione e abbandono – inteso come progressiva liberazione da tutte le sovrastrutture che l’identità della vita quotidiana propone e impone. Questo crea le basi per poter tornare continuamente e costantemente al momento presente, al qui ed ora, che è l’unica opportunità che abbiamo per trasformare noi stessi. Cosa che poi, in realtà, paradossalmente solo per quel che interpreta la mente, accade da sé, senza sforzo, senza impegno, quando ci lasciamo andare, quando abbandoniamo ogni pretesa di previsione, controllo, direzione, per lasciare che sia la Vita stessa a plasmarci con il suo fluire.

Anna Fata
Psicologa olistica, scrittrice
http://www.armoniabenessere.it

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