Invecchiare? Si, grazie!


Invecchiare? Si, grazie!
Riportare al centro l’uomo e il suo patrimonio esistenziale

Mai come oggi il tempo cronologico pare essere accelerato, contratto, frenetico, ingenerando in no un senso di ansia, inquietudine, urgenza.

Proprio mentre i progressi della scienza, della medicina, consentono una maggiore lunghezza e qualità della vita, l’aggiunta di anni ai cicli vitali delle persone, degli oggetti, delle situazioni non sempre viene vissuta in modo positivo.

Tutto pare invecchiare sempre più velocemente, dagli oggetti tecnologici, agli elettrodomestici, agli utensili d’uso quotidiano, progettati e realizzati in forma ‘usa e getta’.

Questo che, per certi versi, sta diventando un vero e proprio modello esistenziale, sta determinando una modalità interiore e un modus vivendi che contamina anche la vita professionale e quella privata.

Se non è l’azienda che dismette i lavoratori attempati, sono i manger in carriera che migrano rapidamente da una poltrona all’altra; se non è il partner che si allontana dopo pochi anni, siamo noi ad andarcene sbattendo la porta alla prima difficoltà; se ancora non abbiamo provato l’ultimo sport estremo o il più recente drink da sballo, siamo disposti ad andare in capo al mondo pur di trovare nuove stimolazioni e presunte forme di rinnovamento.

Abbiamo sempre più bisogno di sentirci vivi.
Proprio mentre, almeno statisticamente, gli anni di vita a nostra disposizione stanno aumentando.

Un tempo, l’anziano era colui che, in virtù dell’ampio numero di primavere vissute, era più di altri degno di rispetto, dignità, autorità.

Oggi, socialmente, sono in aumento le frodi, i raggiri, i maltrattamenti, l’emarginazione verso questo gruppo socio anagrafico in costante aumento.

Disponiamo di un immenso, prezioso patrimonio immateriale e neppure ce ne rendiamo conto.

La società attuale osanna e inneggia a ciò che è giovane, fresco, nel fiore degl’anni, sempre smagliante nel corpo e nell’abito, ma, chissà, forse non sempre anche nell’animo.
E costringe chi non rientra in tali canoni a stare nell’angolo. Senza diritto d’esistere, di manifestarsi, di esprimersi, di offrire un contributo al mondo.

Il vero movimento di cambiamento di tale situazione deve scaturire da dentro, dal profondo, dall’interiore, con una decisa e radicata accettazione di quel che si è.

Non ci si può aspettare un riconoscimento, uno spazio, un rispetto da fuori se prima non lo si riserva a se stessi, se non si diviene consapevoli del proprio diritto d’esistere, di offrire se stessi al mondo con quelle risorse di cui si dispone, in ciascun momento del proprio ciclo vitale.

Si inizia da giovani a coltivare tale disposizione interiore, e si prosegue fino alla fine dei propri giorni.
Se ci è stato fornito un quantum esistenziale, un motivo c’è, indipendentemente dal conoscerlo o meno, e ciascuno di noi è chiamato a mettersi a disposizione in virtù di ciò, dal primo all’ultimo giorno su questa terra.

Non importa cosa o quanto possiamo dare concretamente – potrebbe anche essere un semplice sorriso mezzo sdentato – quel che fa’ la differenza è questa disponibilità interiore, che è alla portata di tutti, in ogni luogo e momento, indipendentemente dall’età anagrafica.

Dott.ssa Anna Fata
Psicologa olistica e scrittrice
http://www.armoniabenessere.it

Fonte: SenzaEtà, http://www.senzaeta.it

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