ANTEPRIMA: Amore Zen – In libreria a SETTEMBRE!


AMORE ZEN

ANTEPRIMA: da SETTEMBRE in libreria

EDIZIONI CRISALIDE http://www.crisalide.com/

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Kabir

 

Introduzione

 

Relazione è un termine ampio e generico, abbondantemente
usato e abusato oggi. Si riferisce al collegamento esistente tra due entità: quando
queste due sono persone la faccenda diventa assai delicata e complessa.

Ogni individuo è un mondo a sé che lungi dall’essere statico
e monolitico, muta a seconda delle circostanze, del tempo e dell’interlocutore
che ha di fronte. Non si tratta necessariamente di falsità – a meno che non sia
una intenzione deliberata, ma anche in questa vi sono delle modalità che
difficilmente possono essere falsate: si può barare sui contenuti, non sui modi
di trasmetterli – ma di una varietà di sfaccettature della propria personalità
che ha la possibilità di dispiegarsi in modo differente, a seconda delle
opportunità che si decide di cogliere.

In un contesto relazionale vi è un influsso reciproco, non è
possibile non mettersi in gioco, ci si può celare dietro maschere e inganni, ma
anche a fronte di essi qualcosa trapela.

Al cospetto di un numero sempre crescente di relazioni che
dopo pochissimo tempo si infrangono, che lasciano dolori e ferite che spesso a
fatica si rimarginano, viene spontaneo chiedersi che cosa ci può essere che non
‘funziona’ nel proprio modo di relazionarsi e, ancor più, cosa fare per poter
modificare i propri schemi e le proprie modalità.

Se l’amore è eterno finché dura, è anche vero che noi
possiamo fare molto per alimentarlo, a partire da noi stessi. Non si può
apportare nutrimento ad una relazione se non ci si prende prima e
contemporaneamente cura di noi stessi. E se non consentiamo all’altro di fare
altrettanto con noi. Che cosa possiamo dare all’altro (e ricevere da lui) se
non quello che già che possediamo e che siamo disposti a condividere?

L’amore non è uno status quo, una condizione raggiunta una
volta per tutte, ma un processo che si esplica nel tempo e che va costantemente
rinnovato e rialimentato. Esso richiede, forza, energia, determinazione,
volontà, disponibilità, accoglienza e non necessita di una persona ‘speciale’
per esplicarsi. Tutte le persone, a loro modo, sono speciali e come tali degne
di ricevere amore. Il nostro amore scaturisce da noi, per questo anche una
separazione non può, in realtà, annullare l’amore.

Se prima non si coltiva la relazione con noi stessi, anche
il rapporto con l’altro viene pregiudicato: si rischia di vivere nell’attesa,
attesa di qualcuno che supplisca e soddisfi i nostri bisogni, le nostre
necessità e, in ultima analisi, ci renda felici. Ma questo significa delegare
la propria esistenza a qualcun altro. Qualcun altro da cui, prima o poi, ci
sentiremo privati dei nostri spazi, della nostra autonomia, della nostra
libertà. Qualcun altro che non può né mai potrà conoscerci così a fondo da
poter capire quale è il ‘nostro’ bene’, perché questo spetta solo a noi.

Ripartiamo, quindi, da noi, per poter avviare una sana e
proficua relazione con l’altro.

Se il primo passaggio è la relazione, con noi stessi, e con
l’altro, il secondo consiste nel sanare la frattura sempre e comunque esistente
che comporta l’alterità. In ogni relazione ci sono sempre e comunque almeno due
soggetti che, per forza di cose, sono destinati a mantenere i loro confini, le
distanze, e con ciò anche una possibile conflittualità.

Quando ci eleviamo al di sopra del dualismo, quando
diventiamo in grado di ricomporre le nostre fratture interiori –
soggetto/oggetto, dare/avere, fare/essere, gioia/dolore, amore/odio – anche il
mondo (che a quel punto non viene più percepito come altro da noi) ci appare nella
sua profonda unità.

In questa condizione, e solo in questa, accediamo
all’autentica, profonda, inattaccabile, e ancor più inesplicabile dimensione di
Amore, in cui ogni processo s’annulla, ogni accenno al fare si piega di fronte
ad un immanente, infinito, sconfinato, inalienabile, ed inenarrabile Stare.

E a quel punto le stesse parole divengono un di più, un
troppo, assolutamente non in grado di rappresentare uno scenario interiore che
non può essere descritto, racchiuso, delimitato, diviso da espressioni che,
nella loro stessa natura, possono solo concedersi di tratteggiare una parte
infinitesimale del Tutto. Con ovvie distorsioni e mistificazioni che sempre,
comunque ed ovunque nelle arti, nella letteratura, nella filosofia, al pari
della vita quotidiana, si sono sempre verificate e che persistono e si
rinnovano tuttora.

Ed è per questo che nelle pagine a seguire cercheremo, più
che di definire, descrivere, delimitare, di evocare, accennare, delicatamente
tratteggiare, con brevi pennellate, un Universo sconfinato che può solo essere
Vissuto, sentito, percepito. Quando si tenta di ingabbiarlo su una tela, tra le
note o nelle pagine, diviene immancabilmente qualcosa d’altro. E perde
irrimediabilmente la sua Natura.

 

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