E se domani ..


 

 “E se domani ..”: sembra il ritornello di una canzone. Dal sapore vagamente malinconico e nostalgico.

 E invece, no. E’ il titolo di un libriccino regalatomi da una persona che stimo e ammiro molto, una di quelle conoscenze cosiddette ‘casuali’, che la Vita mi ha voluto offrire, affinché imparassi qualcosa di nuovo. Una lezione profonda, carica di forza, determinazione, gioia e dolore, rabbia e compassione, umiltà e gratitudine, smarrimento e fiducia.

 E’ la testimonianza di un padre, di due anni di calvario, a fronte di una diagnosi infausta sulla salute del figlio. Il tutto affrontato con coraggio, dignità, e tutte quelle sfumature che l’umana fragilità sa esprimere.

 Mi sono chiesta tante volte che senso possa avere una grave malattia per lo sviluppo di un bimbo, ancora troppo piccolo per dare un senso alla sua sofferenza, che vada oltre la materia. E forse l’occasione per la ricerca di senso, in quel caso, viene offerta prima di tutto a chi, con qualche anno ed esperienza di più, sta intorno. Genitori in primis.

 Genitori che, a fronte dello scoramento iniziale, sono chiamati a svolgere il loro ruolo e le loro funzioni per quelle che sono. Senza celare la loro fragilità, i dubbi, ed evitando altresì l’inversione di ruoli. Quanti bimbi si vedono dentro e fuori gl’ospedali che sembrano fare da madre o padre ai loro genitori. Che peso, che fatica, che responsabilità s’accollano nel dover sostenere se stessi oltre che le persone che in quel momento più di altri dovrebbero prendersi cura di lui, per quel che è e per ciò che sta vivendo, mettendo da parte fantasie, aspettative, immagini più o meno ideali di figli sani, felici e sempre sorridenti. Forse quelli che, complici le piccole o grandi avversità che la vita propone a ciascuno di noi, nessuno è mai stato fino in fondo.

 E, allora, nel figlio si cerca anche di tamponare questo aspetto. Che, in realtà, riguarda solo se stessi.

 Quanta forza, coraggio, onestà si deve poter avere dentro per prendere atto di una realtà che non rispecchia il proprio mondo interiore. Ma, in ultima analisi, esistono valide e sane alternative?

 “E se domani ..” è la frase con cui questo piccolo, ma denso ed emotivamente carico, libro, si chiude. Una chiusura che pare per certi versi al tempo stesso un’apertura. Un’apertura che segnala e rimarca quanto già in parte apparso nel corso del testo: questi genitori hanno saputo dare un senso a quel che hanno vissuto, e, ancor di più, hanno deciso di mettere a disposizione la loro esperienza avvicinandosi ad una Associazione di Clownterapia, che per prima ha aiutato e sostenuto loro nel percorso.

 “E se domani ..” è un moto della mente: diviene pericoloso se vi s’indugia troppo, se ci si ripiega sull’elucubrazione, sulla speculazione mentale, che spesso conduce al catastrofismo e all’autodistruzione. I prossimi anni per questo bimbo saranno da osservato speciale, la sua malattia, sconfitta al momento, non si sa se e come si potrebbe comportare.

 Solo a posteriori, quando si ripercorrono mentalmente le esperienze, si riesce a riflettere in modo approfondito, quando la corrente emotiva si è in parte placata e si può tornare alla lucidità consueta. Il limite tra la ricerca di senso e il dilaniarsi interiore spesso è assai sottile.

 Molto di frequente veniamo sorpresi, al di là del bene e del male, dagli accadimenti della Vita quando meno ce lo aspettiamo, quando allentiamo il controllo, quando ci apriamo alle opportunità che ci vengono offerte. E’ il momento in cui viene messa alla prova la nostra capacità di adattamento, la nostra flessibilità, la propensione a dare risposte nuove a circostanze e accadimenti che non rientrano nelle nostre categorie mentali.

 Può essere un’occasione di evoluzione e di crescita di grande portata, se non ci chiudiamo, se non ci confiniamo al ruolo di vittima, o di dittatore. E’ sempre assai sottile il confine tra la propria forza di volontà, la determinazione ad andare, fare, agire, modificare le circostanze e le situazioni, e la capacità di accogliere e accettare queste ultime per quelle che sono.

 Non esiste una regola unica, valida, univoca, per discriminare tra i due estremi: il nostro sentire, momento per momento, lucido, onesto, attento, è in grado di districarci dal dubbio.

 La vita non è un cumulo di ‘se’, ‘ma’, ‘magari’, non è uno sterile ipotizzare, speculare, farneticare, è una questione di scelte, azioni, attese, libere, per quanto possibile, dai turbinii interiori, che finiscono con l’allontanare la concretezza dell’adesso. Si può solo scegliere e agire sulla base degli strumenti che si hanno a disposizione in quel preciso istante. E ogni scelta e azione è corretta in funzione dell’adesso. Non del futuro, non del passato, in cui i criteri, per forza di cosa, sono sempre e comunque differenti.

 I genitori, protagonisti di questa storia, pur nella loro giovane età, sono stati estremamente in grado di vivere tutto questo, hanno fatto del loro meglio, non hanno nascosto la loro umanità, nelle sue molteplici sfaccettature. E, chissà, la vittoria del figlio, è anche prima di tutto e soprattutto una loro vittoria interiore, con se stessi e su stessi, in armonia con quel Dio a cui loro si sono af-fidati.

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