Alcune buone ragioni per essere ottimisti


Alcune buone ragioni per essere ottimisti

Perché la quantità d’acqua nel bicchiere è quel che è, ed è proporzionale a quel che siamo disposti ad accogliere

Che la Vita sia solo una questione di definizioni è noto da tempo. Che la quantità d’acqua nel bicchiere sia sempre la stessa, sia che lo definiamo mezzo pieno, oppure mezzo vuoto, ancor di più. Che si possa essere biologicamente e/o contestualmente predisposti a vedere una faccia di una medaglia, piuttosto che l’altra, è fuor di dubbio.

Ma la bella notizia è che, comunque sia, tutto questo può essere modificato, a qualunque età.

E pare possa anche convenire.

L’ottimismo, che rappresenta una visione realista delle cose, è una disposizione interiore profondamente intrisa di spiritualità. Essa presuppone la convinzione intima e radicata che non solo nel mondo vi sia il bene, ma che la Divinità ha fatto tutto quel che di meglio era in suo potere per creare creature perfette e felici.

Da ciò risulta immediatamente evidente quanto ciascuno di noi riesce a compiere per autosabotarsi e rendersi infelici nella propria esistenza. E, quandanche se ne accorge, alimenta come prima reazione l’incredulità.

Smaltita la prima reazione di sconcerto, entra in gioco la curiosità di comprendere e, nella migliore delle ipotesi, di cambiare.

Già, perché pare che le persone ottimiste abbiano più successo nel lavoro, guadagnino di più, siano più creative, produttive, raggiungano livelli più elevato nella gerarchia aziendale, si ammalino meno di frequente, grazie ad un sistema immunitario più reattivo e ad una maggiore cura e rispetto di sé, agiscano più in un’ottica di prevenzione che non di cura, e allorquando si ammalano, sembra che guariscano più rapidamente rispetto alle persone pessimiste.

In aggiunta, hanno relazioni più soddisfacenti, matrimoni più solidi e duraturi, e tendono a trasmettere questo modello di positività anche ai loro figli.

Sembra che in qualche modo si venga a creare una spirale di positività che si autoalimenta e che conduce ad una soddisfazione esistenziale e ad una felicità crescenti, che contribuiscono ad aumentare il successo professionale, relazionale, di salute, e, in generale, esistenziale.

Considerato che questi, in linea di massima, sono obiettivi a cui, chi più, chi meno, tutti mirano, sapere che sono alla portata di ciascuno, raggiungibili con una diversa disposizione mentale ed emozionale, è una rivoluzione potenzialmente di grande interesse e attrazione per molti.

Già, perché un cambiamento in questa direzione è più semplice e immediato di quanto si possa immaginare.

Si può partire da una osservazione ed autoanalisi, dei propri pensieri, quei discorsi interiori che la quasi totalità di noi si rivolge. Quanto spesso ricorrono espressioni del tipo: “E’ inutile! E’ difficile! E’ troppo! Non ce la faccio! E’ faticoso!”.

Con questo brusio di fondo, che ripetizione, dopo ripetizione si sedimenta e s’incancrenisce fin nel profondo, colonizzando il nostro intimo e minando fiducia, autostima, forza, perseveranza, determinazione, come è possibile raggiungere l’obiettivo che ci si prefissa? E, peggio, come è possibile, una volta conseguito, consolidarlo e mantenerlo?

Già, perché oltre a questi pensieri d’incapacità e d’insuccesso spesso si sommano anche idee degradanti circa il non sentirsi degni, all’altezza, meritevoli di quanto si desidererebbe. E queste sono convinzioni ancor più subdole e deleterie che albergano nelle pieghe del subconscio, più difficili da individuare, ma non per questo meno attive e minacciose.

Riconoscere, accettare, lasciare andare tutto ciò, e meglio ancora, sostituirlo con affermazioni positive e costruttive del tipo “Io voglio! Io posso! Io mi merito! Io accolgo! Io lascio andare! Io perdono me stesso! Io amo! Io ringrazio!” sono dei presupposti fondamentali per ottenere ciò a cui si ambisce, mantenerlo e poterselo gustare, con soddisfazione, pienezza, senza sensi di colpa, rimorsi, vergogne, pudori.

Allora, la prossima volta che ci verrà offerto un bicchiere d’acqua, impariamo ad accogliere quel che c’è, nell’intima consapevolezza che quel che ci viene dato è quel che noi stessi abbiamo richiesto nel profondo, e che come tale siamo disposti ad accettare. Gustiamoci quel che c’è, ringraziando. E, nel caso non ci dovesse bastare, invece di puntare l’indice fuori, verso una Vita e delle persone che ai nostri occhi appaiono tirchie o malvagie, proviamo a compiere una piccola, ma accurata ispezione dentro di noi alla ricerca delle reali motivazioni, istanze e disposizioni che albergano nel nostro intimo. Prendiamone atto e, se necessario, modifichiamole di conseguenza.

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